Ugo Dighero e Christian Lavernier

«Felici di tornare in Umbria per raccontarvi la storia di Platero»

Ugo Dighero e Christian Lavernier tra musica e parole portano al teatro Torti la fiaba filosofica di Juan Ramón Jiménez

di Francesca Cecchini

BEVAGNA (Perugia) – Connubio di musica e parole per il melologo in scena al teatro Francesco Torti di Bevagna venerdì 11 febbraio. Ad andare in scena alle 21, nell’ambito della stagione di prosa del Teatro stabile dell’Umbria, saranno Ugo Dighero e Christian Lavernier con “Platero y yo”, dal libro del premio Nobel Juan Ramón Jiménez su musiche di Mario Castelnuovo-Tedesco.

La pièce, in scena da cinque anni, con due precedenti tappe in Umbria, regione che accoglie sempre con grande calore i due artisti, nasce quasi per caso qualche anno fa quando Lavernier, di ritorno da un concerto a Madrid passa per Imperia dove Dighero è in tournée con “Mistero Buffo” di Dario Fo. «Ero stanchissimo – racconta – e non ero sicuro di riuscire ad andare. La mia compagna ha insistito”. Il maestro aveva in mente di portare Platero a teatro da tempo ma non aveva ancora trovato un attore che avesse la giusta sensibilità musicale. «Quando ho visto Ugo ho pensato che fosse la persona giusta». Parte così il dialogo fra i due artisti che iniziano «a lavorare con gioia immensa a Platero».

Sul palco voce e chitarra si muovono allo stesso tempo.
«Il melologo – spiega Dighero – è un genere particolare». Non si può parlare di accompagnamento, tutto avviene all’unisono, come se musica e parole componessero una canzone perché «le parole sono legate, sullo spartito, in punti precisi al testo. Ogni parola è posizionata esattamente su una determinata nota, su una determinata scala. Come se si cantasse, dunque, ma con la voce che non segue la melodia» ma ne è parte integrante. Una particolarità che è frutto di un grande lavoro di rifinitura durante cui l’autore ha anche creato «degli effetti sonori che richiamano, di volta in volta, in maniera poetica o in maniera imitativa, alcuni suoni della natura. Non è detto che si percepisca in modo razionale, ma a livello emotivo passa tutto».
Tra le pagine del volume di Jiménez emerge il desiderio dell’autore di riappacificarsi con la natura. Nella vita quotidiana, in questo periodo difficile, tutti hanno bisogno di riappacificarci con qualcosa, magari partendo proprio da se stessi. Questa narrazione spinge lo spettatore verso un viaggio introspettivo, riesce a evocare la rappresentazione, «la storia, nella mente dello spettatore», come se fosse immerso nella lettura del libro: «Se la cosa funziona parte un’emozione unica».
Poesia e chitarra classica per uno spettacolo che si presenta come un’opera «molto culturale» ma che in realtà, spiegano i due artisti «è un qualcosa di estremamente popolare. Ci siamo resi conto che il pubblico arriva a immaginare tutto quello che viene raccontato, rielaborandolo con la propria fantasia. Non c’è nulla di più potente dal punto di vista evocativo. È un meccanismo perfetto».
Per chiudere, parliamo della scenografia priva di orpelli. Una scelta per rendere più intima l’atmosfera?
«In realtà abbiamo verificato che in questo tipo di narrazione “affabulatoria” con una presenza così importante della musica, che crea e porta per mano lo spettatore in atmosfere bucoliche, qualsiasi aggiunta toglierebbe empatia, distoglierebbe l’attenzione. Sul palco c’è un fondale nero semplicissimo. Poi ci siamo noi due, Christian alla chitarra, io al leggio». Non occorre altro che lasciarsi andare e ascoltare quello che è uno dei racconti di amicizia più celebri della letteratura mondiale, sullo sfondo della calda Andalusia con paesaggi agresti tra ruscelli e farfalle, cieli e tramonti.

L’OPERA

Il “poemetto” di Jiménez narra di un piccolo asinello soffice e soave che accompagna l’autore stesso per le strade di Moguer, tra realtà e fantasia. Un legame di amicizia così forte che l’autore legge le vicende della sua vita e del mondo che lo circonda attraverso gli occhi ed i sentimenti del suo amico, trasformando il monologo in un dibattito ad una voce ma a più pensieri. Attraverso Platero, i suoi giochi, i suoi occhi limpidi si riscopre la leggerezza dell’infanzia, con quella sua libertà ingenua e genuina che si dimentica crescendo. Juan Ramón Jiménez percorre quest’amicizia e le riflessioni dell’animo, secondo il corso della natura, che come il ciclo della vita porta al distacco ed alla serena accettazione di un nuovo passaggio. Favola soave come il suo protagonista, “Platero Y Yo” colpì profondamente, tra gli altri, il compositore Mario Castelnuovo-Tedesco che ne musicò ventotto capitoli, tra i più belli e significativi, creando un’opera per voce narrante e chitarra, allo stesso tempo di estrema complessità e splendida leggerezza. Da questo connubio di letteratura poetica e musica letteraria, nasce uno dei capolavori teatrali del 20esimo secolo.

PRENOTAZIONI

Per assistere allo spettacolo sono necessari super green pass e mascherina ffp2. Prenotazioni: botteghino telefonico regionale TSU 075 57542222 tutti i giorni feriali dalle 16 alle 20.

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