Sanità, caccia aperta (col brivido) a 42 milioni. Foligno-Spoleto quarto polo, nuove mission per i piccoli ospedali

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Servono anche 120-130 milioni per le spese Covid e le bollette ma questo dipende dal Governo nazionale. Tagliola per la spesa farmaceutica, da subito acquisti centralizzati. L’ombra del commissariamento

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sanità, è caccia al denaro per uscire dai radar del Governo che vorrebbe commissariare le Regioni. Servono (a) 120-130 milioni per fare fronte alle spese Covid 2022 e al drastico rincaro della bolletta energetica. Ma anche (b) 42 milioni per sanare lo squilibrio nella spesa che la sanità umbra si trascina da anni e che ora è diventato un conto da saldare (altro che stizzose polemichette politiche).

A) I 120-130 milioni si possono avere solo in una trattativa serrata col Governo nazionale. Meloni dice che si occuperà subito di bollette. Ma insieme dovrà prendere questa decisione: o trovare i 5 miliardi che servono a tutte le regioni italiane per le spese Covid del 2022 e per la bollette rincarate o firmare l’atto per commissariare tutte le regioni (forse un paio possono scampare avendo risorse proprie da spostare da altri conti verso la sanità) che senza i soldi del Governo non possono chiudere i bilanci.
Esiste anche la possibilità (già ventilata) che vengano commissariate solo le regioni più piccole per dare un segnale. Sarebbe una trovata da commedia dell’arte, ma non si può escludere nulla. Per sapere come andrà a finire servono almeno due mesi. Fiato sospeso.
B) Mef, Corte dei Conti, giunta regionale sono concordi: 42 milioni è lo sbilancio annuo della sanità umbra, il gap consolidato tra entrate e uscite. Anche maggioranza e opposizione sono d’accordo ma si rinfacciano le responsabilità. Esercizio sterile come pochi. Anche perché è tutto molto chiaro: la sanità umbra da molti anni viaggia portandosi dietro la non gradita eredità. Il centrosinistra ha sempre scelto di far fronte al problema trasferendo alla sanità risorse di altri capitoli.
Giusto? Sbagliato? Mah, di sicuro ora bisogna trovare una soluzione strutturale. E se volete litigare fate pure ma non è quel che serve all’Umbria.

All’Umbria serve di rifare i conti. Due voragini sono state indicate da Corte dei Conti: la spesa per farmaci e gli acquisti.
Aver unificato il centro di spesa aiuterà, ma basta chiacchiere: da qui si attendono risparmi sostanziali fin da quest’anno, che devono diventare decisivi per i conti del 2023.
Per i farmaci: basta rimpalli di responsabilità tra medici specialisti, degli ospedali e di famiglia. Deve scattare fin da quest’anno una tagliola quando si superano certi livelli.
In sanità si continua con cattive abitudini inammissibili nel mondo che è cambiato, dove non sono ammissibili sprechi, come dire, pianificati.
Esame di coscienza e via andare. Tanto più che queste sono riforme che non cambiano in nulla il servizio al cittadino.
I cittadini sono più coinvolti invece nelle definizioni delle nuove reti sanitarie regionali e le relative nuove mission degli ospedali meno grandi.
Dei grandi (Perugia e Terni) torneremo a parlare, di Città di Castello non c’è niente da dire. Foligno e Spoleto devono essere insieme il quarto polo dell’Umbria. E si farà perché sono tre decenni che è in programmazione.
Nel resto dell’Umbria sono già iniziate le proteste, ma sarebbe gradito anche qui un sussulto di dignità.
Il mondo è cambiato, difendere l’indifendibile può far prendere qualche voto ai movimenti protestatari ma penalizza le Comunità.
E allora ecco lo schema: Assisi e Pantalla diventano illustri riferimenti del Policlinico di Perugia come succederà a Narni-Amelia rispetto a Terni. Manterranno il Pronto Soccorso e lavoreranno insieme all’ospedale di riferimento per venire incontro alle esigenze dei cittadini.
Discutendo col territorio, nell’ambito delle reti sanitarie, si troveranno le mission più adatte per Castiglion del lago, Passignano, Città della Pieve, Umbertide, Norcia. Sempre mantenendo il Pronto soccorso. E con un potenziamento del sistema regionale dell’emergenza (a settimane arriva l’elicottero).
Il confronto è aperto, ma deve essere tra persone di buona volontà che sanno che il futuro della sanità deve essere economicamente sostenibile. E i tribuni hanno già fatto tanti danni che non è il caso di replicare.

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