TERNI – Ancora un’altra “Primavera” per l’auditorium di via Giordano Bruno. La data di riapertura della sede espositiva che ospita anche una sala concerto da 180 posti, slitta nuovamente. A quattro anni esatti dalla chiusura per lavori di riqualificazione energetica e poco più, arriva la notizia dell’ulteriore ritardo. Già, quattro anni. Nemmeno per la demolizione del Verdi e la ricostruzione del nuovo teatro comunale sono previsti tempi così lunghi. Eppure, quattro anni dopo, anziché il taglio del nastro arriva la certezza che prima dell’estate 2025 “Palazzo di Primavera” non riaprirà. Questo significa che le varie associazioni musicali dovranno ancora una volta programmare concerti e spettacoli nelle chiese disponibili oltre che al Secci e al Gazzoli, oppure spostarsi a Narni (in qualche scaso al Parco della Musica di Roma) «Questo significa che il centro continua a non vivere. Quando la stagione di prosa si svolgeva al Verdi – ricorda Deborah Stefanangeli – ci si dava appuntamento in centro per un aperitivo intorno alle 19 prima dell’inizio dello spettacolo. Poi si andava a mangiare una pizza e infine a vedere le vetrine dei negozi. Durante il Concorso pianistico Casagrande si respirava aria d’Europa per due settimane di fila, con i componenti della giuria che ogni sera prenotavano un tavolo in un ristorante diverso e le famiglie che ospitavano i concorrenti provenienti da tutto il mondo, che si recavano tutti i pomeriggi a teatro – prima al Postmodernissimo e poi al Verdi – per assistere alle prove».
Ma il Verdi manca da 14 anni. Il Palazzo di Primavera da 4, l’Auditorium del Carmine da 7. «Infatti i negozi chiudono più velocemente e in centro non ci viene più nessuno». La programmazione di eventi che possano attrarre flussi, se gli spazi sottratti alla cultura non riaprono, è davvero difficile. Per la ricostruzione del teatro si dovrà attendere la fine del 2026 se tutto va bene. Per la riapertura di Palazzo di Primavera la fine del 2025 e per quella dell’auditorium del Carmine i primi mesi dell’anno.
«In compenso siamo circondati da cantieri. Anche quelli fermi o in ritardo. E sempre più attività economiche cessano».




