POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’Umbria sarà ancora più blindata ma non ci saranno restrizioni ulteriori per industria e trasporti pubblici. È il terzo decreto in pochi giorni. L’arco temporale di applicazione è per ora di due settimane. Più controlli sugli spostamenti dei cittadini
di Marco Brunacci
PERUGIA – Niente che non si poteva immaginare già ieri: resteranno aperti in Umbria, come nel resto d’Italia, soltanto i negozi di alimentari e le farmacie. Come era già nell’aria.
Chiudono bar, ristoranti, parrucchieri. I servizi pubblici solo quelli indispensabili. Il premier Giuseppe Conte prosegue nella sua strategia per gradi, annunciando le nuove decisioni che sono state prese con l’ultimo dpcm. La chiusura dell’Italia per impedire la diffusione del coronavirus prevede ancora spazi per la produzione delle aziende, come anche per i trasporti locali e per la possibilità che circolino le merci. Sta nelle cose invece che ci sia un ulteriore giro di vite nei controlli su chi si sposta all’interno delle città e, con la massima attenzione, anche su chi prova a passare da un Comune all’altro senza un motivo che trova giustificazione negli unici tre ammessi: lavoro, salute, stato di necessità (fare la spesa alimentare). Sulla mobilità dei cittadini però non ci sono ulteriori limitazioni rispetto alle indicazioni che sono state date. Ai ristoranti piuttosto che ai bar sarà concesso di fare attività di delivery, quindi di confezionare e portare a destinazione (in casa o negli uffici che ancora funzionano) pasti precedentemente ordinati. Non si ferma il trasporto pubblico, anche se sono immaginabili riduzioni di corse, decise dai gestori.
Non si ferma l’industria, anche se viene suggerito di scegliere lo smart working dove si può e la chiusura di reparti non indispensabili per la produzione. A dimostrazione che si è fatta sentire la voce di Confindustria.Questo è il terzo decreto in pochissimi giorni. Gli effetti sono previsti immediatamente ma nel giro di almeno un paio di settimane, che è poi l’arco temporale indicato dal premier Conte per vedere se confermare o meno queste ultime misure. Ci sarà anche un commissario speciale (Arcuri) che affiancherà Borrelli della Protezione civile ma non sarà certo una superstar alla De Gennaro o alla Bertolaso, come si diceva nei giorni scorsi. Curerà in particolare l’approvvigionamento di materiale sanitario. Si immagina che non ci sia l’intenzione di procedere con un quarto decreto ma questa porta viene lasciata aperta. Fontana (Lombardia) e Zaia (Veneto) avevano infatti chiesto anche chiusure selettive di aziende e trasporto locale ridotto al minimo.
Resteranno aperti, insieme a edicole e tabaccai, anche gli artigiani: meccanici, idraulici e altri servizi ritenuti indispensabili. Da quel che si capisce i dentisti potrebbero rimanere chiusi sempre nell’arco di tempo di queste due settimane (fino al 25 marzo).


