POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La “strategia dell’attenzione” della Regione sui casi della Bcc ex Mantignana (con Campagna nuovo presidente, ragionevolmente in uscita da Gepafin), di Desio-Carit e soprattutto della Cassa di Orvieto
di Marco Brunacci
PERUGIA – Il piccolo risiko del credito in Umbria sarà anche piccolo ma è vitale per il futuro dell’economia regionale.
Ecco spiegata tanta tensione a attenzione di soggetti come la Regione della Tesei o come le associazioni di imprenditori e commercianti per come si stanno evolvendo i tre dossier cardine intorno al quale il risiko si sta dipanando. Tenendo presente un dato, che mai va dimenticato: l’Umbria è gonfia di risparmi, si è gonfiata ancor di più nel periodo del lockdown. Famiglie e imprese hanno messo fieno in cascina invece di spendere. L’Umbria è stata la prima regione in Italia per incremento dei depositi nella prima parte di questo sciagurato 2020 – lo certifica il rapporto della Banca d’Italia – ma gli impieghi sono molto inferiori rispetto ai depositi, segno che il risparmio umbro viene investito altrove o non viene investito.
BCC, AGITARE CON CURA
Primo dossier, il più delicato: Bcc, ex Mantignana. L’intenzione era quella di essere l’unica banca tutta umbra, poi c’è stata la fusione con il sud della Toscana (e propaggine a Livorno) e invece dell’ingresso in un’orbita più ampia, sono iniziati i problemi. I soci umbri hanno avvertito una minor attenzione, una pericolosa oscillazione dell’asse verso nord. Risultato: tensioni, qualche fibrillazione e un cambio al vertice intorno al quale si giocherà il futuro della Bcc con destino legato all’Umbria (oggi si chiama Banca Centro). Arriva al posto di un vecchio sindaco gentiluomo come Palmiro Giovagnola, con un background magari troppo politico per bilanciare tecnici navigati orientati alla Toscana e assai poco inclini a mantenere un “cervello” della banca nella Moiano (Umbria di frontiera) del presidente, arriva Carmelo Campagna. Campagna è esattamente il contrario di Giovagnola nel senso che è un tecnico anche abbastanza schivo, al momento alla guida di Gepafin, finanziaria della Regione, scelto dalla giunta di centrosinistra e confermato da quella di centrodestra.
Premesso che sarà ragionevolmente impossibile mantenere Campagna sia alla presidenza di Banca Centro che alla guida di Gepafin (che ha soci di riferimento anche grandi banche nazionali come Intesa e Unicredit), va da sè che comunque la Regione Umbria segna un punto nella sua “strategia dell’attenzione” verso il mondo bancario al fine di avere un credito che supporti la ripresa economica (quando ci sarà, sperando che ci sarà, contando che sia il prima possibile).
Una volta segnato il punto, bisogna attendere sviluppi: il rapporto tra presidenza e direzione generale (a guida toscana, con vicedirettore – Morlandi – di indicazione umbra, anche se toscano per carta d’identità) è per tradizione uno dei più delicati che esistano in natura nel business bancario. E’ fatta di scelte e controllo delle scelte, indirizzi e progetti spesso non in sintonia con altri indirizzi e progetti. Si tratta di vedere ora i risultati. In Regione, tra imprenditori e commercianti e quindi, a cascata, un po’ fra tutti gli umbri interessati ad avere un mutuo, si attendono novità. Con fiducia.
DESIO E CARIT, OGGI SPOSI
Secondo dossier. Su questo si può essere sbrigativi: all’Umbria serve che all’intesa tra Banco Desio, proprietario di Bps, e la ternana Carit vengano sciolte le vele, per prendere più vento. Serve maggior velocità e dinamicità per essere all’altezza delle attese, in un territorio molto provato dalla crisi, come il Ternano. La Fondazione Carit ha fatto la sua parte, si attende il medesimo impegno da tutti i soggetti.
LE PROSPETTIVE DI ORVIETO
E qui siamo al terzo nodo, quello più complicato da sciogliere, ma anche con la prospettiva più interessante. A grandi linee: Cassa di risparmio di Orvieto fu comprata da Banca popolare di Bari quando la governance pugliese sembrava dovesse conquistare mezzo mondo bancario italiano. Poi è finita come tutti sanno: un grande falò di vanità. E tante ceneri, e macerie sulle quali è difficile ricostruire. Ma se alla Popolare di Bari ci stanno pensando in tanti, per la Cassa di risparmio di Orvieto, che è rimasta un piccolo gioiello di equilibrio tra raccolta e impieghi, ci ha pensato solo qualche tecnico del Governo Conte, che ha optato per una sorta di nazionalizzazione con l’ingresso nel capitale di Mcc (il Mediocredito centrale). Le cifre, avendo come riferimento il business creditizio nazionale, ovviamente non sono elevate e si è pensato che con questa decisione si potesse chiudere la vicenda.
Invece Cassa di risparmio di Orvieto è, per il suo territorio, ma anche per tutta l’Umbria, un player importante. Per questo ecco l’interessamento di tanti soggetti del mondo produttivo umbro, e la già citata “strategia dell’attenzione” della presidente Tesei, che anche in piena crisi Covid, quella di primavera, ha sempre pensato a come reperire strumenti e risorse per uscirne.
A forza di far domande, di chiedere collaborazione per il rilancio regionale, anche dalle parti di Orvieto si stanno muovendo delle cose. Non esattamente una strategia dell'”Umbria first”, però una prospettiva di banca del territorio che è per altro un must della stagione finanziaria (basta vedere l’ingresso di Credit agricole nel Credito valtellinese, per capire come per gli istituti di credito sia sempre più centrale avere tradizione e presenza in un dato territorio per essere solidi e progettare un futuro senza sorprese).
Il primo atto, anche qui , è stato un cambio di presidenza. Stavolta nella Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto, che detiene un pacchetto consistente di CrO. E’ arrivato un presidente molto legato alla città come Mari. E mentre sindaco Tardani e giunta comunale si fanno sentire, con incontri con sindacati e forze sociali, all’orizzonte prende forma un diverso equilibrio che non prescinderebbe certo dalla presenza nel capitale del Mediocredito centrale, ma nel quale potrebbe trovare spazio un partner privato (un player internazionale o, sempre per pura ipotesi, un soggetto locale come Banca Centro o qualcosa dello stesso genere), che possa portare in dote anche prodotti innovativi e di qualità. Un riequilibrio dei poteri per orientare Cassa di Orvieto ad essere un determinante compagno di viaggio quando si tratterà di rilanciare il pil dell’Umbria, insieme a quello del resto d’Italia, augurandosi che qui si faccia un po’ meglio, visto che si parte da molto indietro. Una Cassa non più congelata ma in movimento con la realtà del suo territorio.
A questo piccolo risiko è legata una quota non irrilevante delle possibilità di rilancio della regione.
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