di Marco Brunacci
PERUGIA – “Un’occasione persa”. Con due parole Damiano Bernardini, segretario regionale Pd, ha sfiduciato l’assessore regionale De Rebotti nel summit sulla sanità del partito a Ponte San Giovanni.
Ma non si è capito bene adesso che succede.
Dopo il “ricreazione finita” alla Regione lanciato da Bernardini, quindi dal Pd ai massimi livelli, alla presidente della giunta regionale Proietti, tutto è stato come prima.
Anzi, Proietti, secondo una fonte di solito ben informata, avrebbe confidato ad amici che il Pd sono “4 partiti”, con linee diverse.
E, insomma, non c’era da stare in ansia.
Fatto sta che di Piano sociosanitario non c’era traccia prima e non c’è traccia ora. Di svolte nei trasporti niente. Come in nessun’altra politica regionale, dove si continua ad andare avanti navigando “a vista”, come dice uno dei 4 partiti “parti” del Pd.
Dopo la sfiducia a De Rebotti quindi succederanno cose?
Certo qui lo scontro è delimitato a un’area, anche geografica, precisa: De Rebotti difende l’ospedale di Narni e non cita nemmeno quello nuovo di Terni, Bernardini gli spiega che su Terni la Regione ha scelto di investire, per ora solo la credibilità, visto che di soldi non ne ha.
Linee divergenti. Anzi: rette parallele, tanto che l’assessore ha più appoggi nel centrodestra della sua zona che nel Pd.
A questo si aggiunge che Proietti dovrebbe trionfalmente annunciare a brevissimo il luogo dove dovrebbe nascere il nuovo ospedale di Terni (per altro l’unica cosa concreta sulla quale lavora la Regione).
A questo si aggiunge che alleati e sindacati chiedono a gran voce a Proietti un assessore alla sanità dedicato, non più il suo interim.
Tutto questo è sufficiente per pensare a un rimpasto con De Rebotti sacrificato o per lo meno limitato?
Di solito qui si sceglie di non fare nulla, ma questo sarà uno dei temi dell’estate.


