PERUGIA – «La Giunta regionale dice di voler rafforzare la sanità territoriale, ma il piano di azione regionale per la salute mentale va esattamente nella direzione opposta. A Perugia si smantella la rete dei Centri per la salute mentale, si allontanano i servizi dai cittadini e si cancella il principio della prossimità. È una scelta grave, incomprensibile e profondamente sbagliata, destinata a colpire proprio le persone più fragili». Lo dichiarano il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei e la consigliera comunale di Perugia Elena Fruganti, intervenendo sul piano di azione regionale per la salute mentale (Parsm), recentemente preadottato dalla Giunta regionale.
«Oggi Perugia dispone di tre Centri per la salute mentale: in via XIV Settembre, in via Giuseppe Lunghi a Ponte San Giovanni e in via Simpatica, al Bellocchio. Il piano regionale ne prevede la chiusura, con il trasferimento delle attività in due sole sedi: una nella futura Casa della comunità di Monteluce e l’altra a Villa Massari, l’ex ospedale psichiatrico del Parco Santa Margherita, distante appena poche centinaia di metri dalla prima. Una scelta che sfida ogni logica organizzativa e territoriale. Ancora più incredibile è quanto si legge nel piano, dove si precisa che il Csm di Villa Massari, pur “non essendo strutturato né nella Casa della comunità né in adiacenza ad essa”, garantirà comunque il collegamento con la Casa della comunità. Se c’è bisogno di specificarlo nero su bianco significa che quella scelta è già di per sé difficile da giustificare», afferma Giambartolomei.
«Qui non siamo di fronte a una semplice riorganizzazione dei servizi, ma a un vero e proprio arretramento della sanità territoriale – afferma Fruganti -. Si cancellano presìdi costruiti negli anni, si privano interi quartieri di un punto di riferimento fondamentale e si allontanano servizi essenziali proprio dalle zone della città dove il disagio psichico, le dipendenze e la marginalità sociale richiederebbero, invece, una presenza ancora più forte delle istituzioni», aggiunge Fruganti.
«La Regione continua a parlare di partecipazione e di confronto. Vorremmo sapere se il Comune di Perugia sia stato realmente coinvolto nella definizione di questo piano, se la sindaca sia a conoscenza di queste scelte e perché finora non abbia detto nulla a riguardo. Chi ha costruito gran parte della propria identità politica sui temi della salute mentale, dell’inclusione e della prossimità oggi non può restare in silenzio davanti allo smantellamento della rete dei Csm della città. Su questa vicenda il silenzio pesa quanto le decisioni assunte dalla Regione», prosegue la consigliera comunale.
Giambartolomei sottolinea inoltre come «il piano confermi una visione fortemente accentratrice anche sotto il profilo organizzativo. L’accorpamento di salute mentale, dipendenze, neuropsichiatria infantile e adolescenziale e disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in un unico dipartimento significa mettere insieme realtà profondamente diverse, con professionalità, bisogni e percorsi assistenziali differenti. Il rischio è quello di disperdere competenze costruite in anni di lavoro e creare una struttura sempre più burocratica e sempre meno efficace nella risposta ai cittadini».
«Siamo di fronte a un piano che parla di prossimità mentre allontana i servizi dai quartieri, che richiama la comunità mentre depotenzia i presìdi territoriali e che proclama partecipazione senza ascoltare davvero i territori. È una contraddizione evidente che rischia di avere conseguenze pesanti sulla qualità dell’assistenza», aggiungono Giambartolomei e Fruganti.
«Chiediamo alla Giunta regionale di fermarsi, ritirare questa impostazione e aprire un confronto reale con operatori, amministrazioni locali, associazioni e cittadini prima dell’approvazione definitiva del piano. Alla sindaca di Perugia chiediamo invece di assumere una posizione chiara e pubblica: dica se intende difendere la rete dei Centri per la salute mentale della città oppure se ritiene accettabile il suo progressivo smantellamento. Su un tema delicato come la salute mentale non sono ammesse ambiguità né silenzi», concludono Giambartolomei e Fruganti.


